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Compiti per casa: si o no?

pubblicato il:08/11/2022
categoria:Insegnanti
di:Chiara Colusso

Eccoci di nuovo ad affrontare il tema dei compiti per casa alla scuola primaria.

Nel precedente articolo che parlava di compiti per casa (lo puoi trovare qui) avevo lasciato aperto uno spunto di riflessione.

 

Oggi vorrei partire facendo un passo indietro.

È corretto dare i compiti a casa? Si? No? Sempre? Qualche volta?

Credo che invece di rispondere a queste domande, sforzandosi di avere un’idea assolutista sulla questione, sia più opportuno riflettere in modo ampio partendo da una domanda molto semplice ma che può aprire varchi interessanti: qual è lo scopo?

 

Questa domanda è fondamentale per capire dove vogliamo arrivare con il nostro agire. È differente dal chiedersi il perché.

Chiedersi quale sia lo scopo permette di andare più in profondità.

 

E allora: qual è lo scopo dei compiti per casa?

 

Generalmente l’idea di base è che i compiti vengono assegnati perché gli alunni hanno bisogno di metabolizzare un argomento, di sviluppare autonomia nell’apprendimento. I compiti servono ad esercitarsi, a porsi nuovi interrogativi stimolando la curiosità e l’interesse. Permettono di sedimentare i concetti base per dare la possibilità poi di scegliere se e quali argomenti approfondire.

 

In questi termini, sembra lodevole lo scopo di un compito per casa. Ma chi è il soggetto in questione? Chi è posto al centro? Il compito.

 

Il passo da fare, dunque, è un altro ancora: è necessario porre al centro il bambino. Poniamoci di fronte all’idea dei compiti dal punto di vista del piccolo. Non sto parlando semplicemente del “ho voglia/non ho voglia di fare i compiti”. Proviamo a riflettere sul significato che il compito può avere per lui.

Avere la maestra che dice “per domani fai questo, questo e questo” può veramente alimentare il suo interesse ad apprendere?

Perché è questo il motore di tutto. L’interesse.

 

Spesso il tempo della mattinata a scuola corre veloce, perciò non si riesce a lavorare in modo approfondito sulle varie tematiche e, per questo, l’insegnante sceglie di delegare parte del lavoro al pomeriggio. L’ho fatto io stessa da maestra.

Se osservavo bene la situazione, però, mi accorgevo che non era un’esigenza dei bambini avere del lavoro da svolgere a casa, bensì una mia necessità di “andare avanti”, di “non perdere troppo tempo” al mattino.

Probabilmente la faccenda cambia se ci si trova in una scuola a tempo pieno. Ma non è questo il punto.

 

Dove voglio arrivare? A stimolare una riflessione.

Non c’è risposta giusta o sbagliata.

C’è il porsi domande, l’interrogarsi su quale sia lo scopo che ci spinge a prendere determinate decisioni e agire di conseguenza, mettendo sempre al centro il bambino con i suoi bisogni.

E tu, cosa ne pensi?

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