LOREM IPSUM

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In questo blog troverai articoli nei quali parlo di pedagogia, con particolare attenzione al pensiero di Maria Montessori, alla crescita personale e alla genitorialità. 

Unisco i miei studi, il mio percorso formativo e la mia esperienza per divulgare un’idea di pedagogia che possa portare adulti e bambini ad essere maestri di sè stessi. 

settembre per partire con il piede giusto
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Settembre, per partire con il piede giusto

pubblicato il:19/09/2022
categoria:Adulto educatore
di:Chiara Colusso

Settembre ha il profumo di un nuovo inizio. Per i bambini e i ragazzi che vanno a scuola, per le famiglie che hanno figli e ricominciano una routine che continuerà fino a giugno, per i docenti, i collaboratori, ma anche per chi non ha a che fare con la scuola. 

Settembre arriva dopo agosto, il mese delle ferie per eccellenza. Forse dentro ognuno di noi resta quell’aura lasciata da un ritmo dettato dal tempo della scuola. 

Settembre è il mese dei buoni propositi, un po’ come se fosse un secondo capodanno. 

Settembre è un’opportunità. È l’occasione per gettare nuovi semi su cui costruire i mesi successivi. 

Per genitori e insegnanti, settembre è il momento cruciale per “partire con il piede giusto” per stringere un patto di collaborazione per il benessere dei bambini. 

“Patti chiari e amicizia lunga” recita un famoso modo di dire. 

Nei primi incontri di inizio anno tra genitori e insegnanti è importante che i patti siano chiari: quai sono i confini? Cosa si aspettano le famiglie dai docenti e i docenti dalle famiglie? Quali obiettivi si vogliono raggiungere con i bambini? Non solo a livello didattico e contenutistico, ma anche e soprattutto di crescita personale di ciascun individuo. Quanto conta il programma a cui spesso si è troppo attaccati (soprattutto considerando il fatto che i programmi scolastici non esistono più dal lontano 2004, si parla di quasi 20 anni fa!!)? 

È l’occasione per gli insegnanti di spiegare ai genitori come ci possa essere una linea generale che guida il lavoro che si farà in classe, ma che molto dipenderà dalla risposta dei bambini, da cosa emergerà dalle loro curiosità, dai loro interessi. 

“Ma allora come faccio a sapere cosa farà mio figlio durante l’anno?”

È qui che entra in gioco l’aspetto cruciale: la fiducia. 

Nel momento in cui un genitore affida il proprio figlio ad una scuola, deve imparare ad affidarsi.

È vero, non tutti gli insegnanti sono uguali, “chissà che maestre capiteranno a mio figlio quest’anno” è una frase ricorrente. Ma certamente partire con diffidenza e con il piede di guerra, aspettando ogni minima sciocchezza per contestare l’insegnante (o, al contrario, per contestare la famiglia), non permetterà a nessuno di lavorare al meglio. 

E quindi?

Quindi ecco alcuni spunti per partire con il piede giusto:

 

  • Diamo fiducia (come genitori, agli insegnanti; come insegnanti, ai genitori) ricordando che generalmente ciascuno fa del proprio meglio, anche se il concetto di “meglio” può avere diverse interpretazioni;
  • Poniamo le basi per un dialogo aperto e costruttivo, così da poter avere un terreno fertile e accogliente qualora durante l’anno ci fosse bisogno di un confronto;
  • Inseriamo il rispetto come primo e principale ingrediente in ogni relazione.

 

Concludo con un brano tratto dal testo “Il dialogo tra genitori e insegnanti” di Sara Lawrence-Lightfoot:

Il colloquio tra il genitore e l’insegnante è terminato; il padre si alza per andarsene e si dirige verso la porta. Tocca la maniglia, poi si gira di scatto con un ultimo pensiero che esprime in modo accalorato. “E un’altra cosa, in quinta a me è successa la stessa cosa e le assicuro che non accadrà anche a mio figlio!”. Il tono è minaccioso, i denti scoperti. Questo sfogo angosciato stupisce persino lui. La passione esplode in difesa del figlio e come auto-difesa del bambino che lui stesso è stato. […]

Ogni volta che genitori e insegnantisi incontrano in classe, le loro conversazioni sono influenzate dalle proprie esperienze autobiografiche e dalle più ampie narrative storiche e culturali che influenzano la loro identità, i loro valori e la consapevolezza che essi hanno del proprio posto nel mondo. Tali storie autobiografiche – spesso repliche inconsce di esperienze infantili in famiglia e a scuola – sono forze che influenzano potentemente la qualità e il corso dei dialoghi tra genitori e insegnanti.

Da qui, si potrebbero aprire infinite altre riflessioni. Ne parleremo nei prossimi articoli.

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