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In questo blog troverai articoli nei quali parlo di pedagogia, con particolare attenzione al pensiero di Maria Montessori, alla crescita personale e alla genitorialità. 

Unisco i miei studi, il mio percorso formativo e la mia esperienza per divulgare un’idea di pedagogia che possa portare adulti e bambini ad essere maestri di sè stessi. 

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Capricci (o meglio, crisi): che fare?

pubblicato il:17/10/2023
categoria:Adulto educatore
di:Chiara Colusso

COSA SUCCEDE DURANTE UNA CRISI?

Quando un bambino ha un comportamento che chiamiamo capriccio – ma io preferisco definirlo crisi o richiesta d’aiuto – generalmente la nostra attenzione va al suo atteggiamento. Manifesta questo disagio generalmente urlando, piangendo, non volendo ascoltare, scalciando, irrigidendosi con il corpo.

Se siamo da soli con lui, il focus resta sul suo comportamento.

Se siamo in presenza di altre persone ecco che, inevitabilmente, subentrano altre dinamiche nel dialogo interiore dell’adulto “Cosa penserà la gente se non si calma, cosa la gente si aspetta che io faccia per risolvere questo momento, sicuramente penseranno che ho sbagliato qualcosa come genitore se mio figlio si comporta così, i più clementi magari penseranno che sono stata proprio sfortunata ad avere un bambino con un così brutto carattere”.

Il primo problema di fronte ad un momento di crisi del bambino è proprio questo: siamo abituati a focalizzarci sull’esterno: sul bambino, sul suo comportamento, su chi ci circonda e su cosa potrebbe pensare.

Quando invece la prima cosa da fare è osservare cosa questo muove dentro di noi.

Cosa genera in me? Come mi fa sentire?

Devo focalizzarmi da subito sulle mie emozioni come adulto. Perché dalla relazione che ho con il mio sentire, sarò o meno in grado di affrontare consapevolmente questo momento di crisi, questa richiesta d’aiuto o d’amore nel modo più fruttuoso possibile per entrambi.

 

COME FARE CONCRETAMENTE?

  1. Focus sulle emozioni dell’adulto. Fare un respiro profondo, mettersi in ascolto e comprendere che il bambino sta manifestando, con i mezzi a sua disposizione, una richiesta d’aiuto o di amore. È importante mantenersi nella calma, perché dall’atteggiamento dell’adulto dipenderà la durata e l’esito del momento di crisi. Respirare profondamente e rumorosamente porterà beneficio anche al bambino perché il respiro è contagioso.
     
  2. Esserci. Ovvero mostrare presenza, empatia e accoglienza. In altre parole: “sono qui con te, ti capisco e ti accolgo”.
     
  3. Dare un nome alle emozioni. Anche se il bambino è piccolo, è importante verbalizzare quali sono le emozioni che sta provando in quel momento. “Capisco che tu sia arrabbiato/ stai provando una grande rabbia?”. Questo consente di dare un nome a ciò che si prova e soprattutto permette di far comprendere al bambino che non ci sono emozioni giuste o sbagliate, ma che tutte le emozioni hanno un significato e chiedono ugualmente di essere accolte, comprese e integrate.
     
  4. Dialogo e spiegazione. Spesso può capitare che il momento di crisi sia conseguente ad un “no” ricevuto, a qualcosa che non va secondo i propri piani. È importante spiegare, con calma e accoglienza, quali sono le motivazioni per cui è stata fatta una scelta, o perché quella cosa proprio si deve o non si può fare. Questo può essere fatto in via preventiva, oppure in modo molto conciso durante la crisi (si, perché in quel momento la mente razionale del bambino è offuscata perciò non ha senso fare grandi discorsi) o ancora in un secondo momento, quando è tornata la calma e il bambino è nuovamente disponibile all’ascolto.  

 

Che tipo di adulti saremmo oggi se ogni nostra richiesta d’aiuto fosse stata accolta in questo modo quando eravamo piccoli?

Un bambino che riceve questo tipo di risposte ai suoi bisogni, oltre a sentirsi compreso e accompagnato nel suo processo di crescita, sarà in grado di essere altrettanto d’aiuto quando davanti a sé troverà qualcuno in un momento di bisogno. Invece di essere giudicante o deridente, saprà porsi allo stesso livello, saprà accogliere e accompagnare.

I bambini replicano quello che vivono.

Il mondo può cambiare un bambino alla volta, e per questo è necessario e imprescindibile il lavoro dell’adulto.

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